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    Ann Conrad Lammers, Adrian Cunningham, Murray Stein,

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ISBN: 9788874873531

Lettere tra c.g. jung e victor white

di: Ann Conrad Lammers, Adrian Cunningham, Murray Stein,

Le lettere raccolte nel presente volume ripercorrono la relazione epistolare, durata 15 anni, tra C.G. Jung e Padre Victor White, prete domenicano e teologo inglese. I loro scambi contribuiscono a chiarire l’evoluzione del pensiero junghiano…

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Note sugli autori
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Psicoterapeuta, autrice del volume In God’s Shadow: The Collaboration of Victor White with C.G. Jung. Svolge la libera professione nel Vermont (usa).
Libri di Ann Conrad Lammers
Note sugli autori
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Membro fondatore del Dipartimento degli Studi religiosi all’Università di Lancaster (Inghilterra), dove negli anni 1967-2000 ha tenuto lezioni su Freud, Jung e la religione.
Libri di Adrian Cunningham
Note sugli autori
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Analista junghiano, didatta presso l’International School of Analytical Psychology di Zurigo, già presidente dell’International Association for Analytical Psychology (IAAP). è autore di molti libri, tra cui ricordiamo Jung’s Map of the Soul e Soul: Treatment and Recovery.
Libri di Murray Stein
Quarta di copertina

Le lettere raccolte nel presente volume ripercorrono la relazione epistolare, durata 15 anni, tra C.G. Jung e Padre Victor White, prete domenicano e teologo inglese. I loro scambi contribuiscono a chiarire l’evoluzione del pensiero junghiano e i collegamenti tra psicologia e religione.
Jung sperava che questo dialogo lo aiutasse a reinterpretare i simboli cristiani classici, mentre padre White cercava appoggio al suo progetto di integrazione tra la psicologia analitica e la teologia cattolica. Entrambi erano pronti a impegnarsi in una collaborazione produttiva, ma in realtà le lettere testimoniano un’escalation di incomprensioni e fraintendimenti, che culminerà in un aspro disaccordo in seguito alla pubblicazione di Risposta a Giobbe da parte di Jung.
è sulla natura del Diavolo, figurazione più scontata e diffusa dell’Ombra – scrivono nella prefazione all’edizione italiana M. Di Renzo e C. Widmann – che divergono e si oppongono le asserzioni di Jung e White dalle prime lettere del 1946 a quelle cruciali del 1955: Male assoluto «che c’era già quando ancora l’uomo non esisteva» o contingente Privazione di Bene (privatio boni), dovuta a mancanze e mancamenti di uomini troppo umani, al punto d’essere bestiali?
Con doloroso rincrescimento e con lancinante rammarico Jung e White non evitano il confronto e non declinano l’affronto. Onestà psicologica lo vuole, convinzione condivisa lo impone: entrambi si riconoscono nell’assunto psicologico che la possibilità di evitare conflitti collettivi di proporzioni immani passa attraverso la capacità degli individui di contenere il conflitto interno dei contrari; che l’attenuazione dell’Ombra collettiva passa attraverso il confronto di singoli con l’Ombra personale.
L’aver instancabilmente coltivato in sé la funzione sentimento fu il baluardo psicologico che consentì loro di farsi male senza diventare malvagi, di toccare la freddezza senza diventare estranei. A ostilità già aperte, quando padre White vive una profonda crisi spirituale, egli sa di potersi rivolgere con franchezza e fiducia a Jung. E la risposta che riceve è una delle testimonianze più alte nella letteratura dell’amicizia; è la partecipazione solida e solidale che si desidera da un amico nei passaggi bui dell’esistenza.