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    Claudio Widmann

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ISBN: 9788874873395

La simbologia del presepe

di: Claudio Widmann

Il passaggio da un anno all’altro è scandito da tradizioni che appartengono a mai estinti «riti di rinnovamento». Il compimento solstiziale dei cicli, l’attenuarsi della luce, l’ibernazione della vegetazione costituiscono lo sfondo ancestrale…

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Note sugli autori
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Analista junghiano, membro del CIPA (Centro Italiano di Psicologia Analitica) e della IAAP (International Association for Analytical Psychology), è docente di Teoria del simbolismo e di Tecniche dell’immaginario in varie scuole di specializzazione in psicoterapia. Direttore della collana «Il bestiario psicologico» delle Edizioni Magi, è autore e curatore di saggi che rileggono aspetti ordinari e straordinari della realtà alla luce della psicologia junghiana. Per i tipi delle Edizioni del Girasole ha pubblicato il Manuale di Training Autogeno e per quelli della Cittadella il libro F come Fiducia. Tra i suoi volumi nel catalogo delle Edizioni Magi ricordiamo: Il simbolismo dei colori, La simbologia del presepe, Il mito del denaro, Le terapie immaginative, Sul destino, Il gatto e i suoi simboli, Pinocchio siamo noi, Introduzione alla sincronicità, C’era un ragazzo che come me. Vive e lavora a Ravenna.
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Archetipi 2017
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Quarta di copertina

Nella notte più buia dell’anno,
nella grotta più oscura della terra,
nei momenti più cupi dell’esistenza,
lì nasce la luce

Il passaggio da un anno all’altro è scandito da tradizioni che appartengono a mai estinti «riti di rinnovamento». Il compimento solstiziale dei cicli, l’attenuarsi della luce, l’ibernazione della vegetazione costituiscono lo sfondo ancestrale su cui si dispiegano moderni festeggiamenti della luce (i falò di S. Silvestro), attuali celebrazioni della vita vegetativa (l’albero di Natale), diffusi riti di prosperità (l’opulento cenone della Vigilia).
Appartiene a questo complesso di riti anche la rappresentazione della natività di Cristo, che è tema archetipico comune alla storia di Mithra, Aion, Buddha e altri. Tratti singolari accomunano queste nascite: la grotta buia, la madre vergine, la stella in cielo, la presenza di animali…
In tutte riecheggia il contrasto fra luce e tenebre, l’opposizione fra luogo sotterraneo e regno celeste, la lotta fra il vecchio re e il nuovo nato ed è facile ravvisarvi una descrizione allegorica del ciclo stagionale che si rinnova e della luce che rinasce.

Ma la vera nascita che viene narrata è la nascita della coscienza. L’eccezionale venuta al mondo di un figlio di luce parla della straordinaria nascita di un lume di consapevolezza nell’esperienza umana. Così, il presepe rappresenta plasticamente l’alba della coscienza e mette in scena gli stati aurorali di un processo che porta l’individuo a strutturarsi in maniera consapevole.

Coreografie, scenari, animali, personaggi, figure del presepe partecipano a un fitto intreccio di leggende e di rimandi simbolici e illustrano i meccanismi attraverso cui l’individualità continuamente si rinnova e si plasma. L’archetipo della nascita si costella ogni volta che si chiude un’esperienza di vita e se ne apre un’altra. La rappresentazione della natività dice che crescere significa sapersi rigenerare, riformulare, riciclare: rinascere alla luce della coscienza.