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    Fabrice Olivier Dubosc

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ISBN: 9788874870677

Quel che resta del mondo

Psiche, nuda vita e questione migrante

di: Fabrice Olivier Dubosc

La questione migrante riguarda da vicino tutti noi. Non solo e non tanto perché ci interpella quotidianamente nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle scuole delle nostre città. Non solo perché diventa sempre più urgente capire cosa accade sulle altre sponde del Mediterraneo…

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Note sugli autori
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Psicologo analista, docente di psicoterapia nella Scuola di specializzazione etno-sistemico-narrativa di Roma, ha partecipato a progetti interdisciplinari e interculturali in India, Corea, Libano, Marocco, Francia e Spagna. Oltre alla pratica psicoanalitica privata, si occupa di terapie migranti in diversi ambiti e collabora come supervisore a progetti per richiedenti asilo. Socio dell’Associazione di Etnopsicologia Analitica e socio fondatore di Interculture International Foundation, è autore di Così parlò Shehrazade. Trasgressione e conoscenza nelle Mille e una notte (2003), Dialogare nel mito. La dimensione simbolica del confronto interculturale (2004), Il deposito del desiderio. L’Islam e il cuore del dialogo (2007).
Libri di Fabrice Olivier Dubosc
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Quarta di copertina

La questione migrante riguarda da vicino tutti noi. Non solo e non tanto perché ci interpella quotidianamente nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle scuole delle nostre città. Non solo perché diventa sempre più urgente capire cosa accade sulle altre sponde del Mediterraneo, ma anche perché i migranti sono ormai lo specchio di un passaggio collettivo, di una sfida in cui il riconoscimento e la difesa delle differenze si mescolano sempre più con la consapevolezza di una comune appartenenza all’umano.
La questione è di una certa urgenza: il sistema economico e quello commerciale fungono da livellatori delle aspirazioni e delle narrazioni radicate nella tradizione. Tuttavia in questa parziale ma corrosiva dissoluzione delle culture, nella loro tendenziale riduzione a «nuda vita» qualcosa resta. In queste tracce le narrazioni riscoprono la capacità di attingere alla dimensione immaginale della vita. Ne troviamo il sapore nelle fiabe, nelle letterature creole, nel misticismo, nella critica post-coloniale, nel femminismo, nella teologia della liberazione, nel dialogo interculturale e inter-religioso, nella spiritualità capace di farsi mondo.
Queste tracce spesso «invisibili», ciò che a ognuno resta e ciò che ognuno riscopre del mondo, sono un tesoro nascosto a cui ognuno può attingere, se ritroviamo il modo di condividere e di raccontare.
La sfida delle nostre pratiche è questa: credere che lo «svantaggio» della nuda vita possa ricreare il mondo a partire da ciò che resta del mondo.