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RECENSIONE DI UN LIBRO DI MASSIMILIANO SALCE: L’ESISTENZA UMANA DI FRONTE AL TRAUMA

La serietà dello scritto si comprende sin dalle prime parole della prefazione, laddove si legge che il libro nasce “da una soglia: quella sottile linea che separa l’equilibrio dall’abisso, la quotidianità dalla tragedia, la presenza dall’assenza improvvisa”. La lettura è certamente impegnativa ma talmente istruttiva e profonda da non poterla ignorare. Un sottotitolo potrebbe essere: quale è il senso dell’esistenza umana di ognuno di noi. L’esistenza, le reazioni, il divenire dinanzi agli episodi traumatici: dal lutto al terremoto a tutto ciò che viene percepito come trauma dall’essere umano. Il problema è anche per chi deve assistere o tentare di consolare chi ha subito i traumi. Non esiste una formula magica o un comportamento univoco per nessuno. Chi è vittima di un trauma inaspettato può subire conseguenze psichiche, psichiatriche e financo fisiche (anche correlate alle prime due). Vi è lo smarrimento, elemento che porta alla riflessione verso il senso del nostro vivere, della nostra esistenza, cioè la “concretizzazione pratica, umana, dell’esistere”. Essere ed esistere che sono strettamente correlati. La nascita, la morte, il divenire sono fattori non prevedibili. L’essere umano difronte alla sofferenza rimane indifeso affrontando il dolore, sempre parte dell’esistenza, elemento spesso sottovalutato o ignorato sinché non lo si affronta. Il dolore è silente ed a tratti emerge perché si è consapevoli che ogni cosa è destinata a finire. Lo scritto affronta, con profondità, le differenze tra Ente, Essere, Esistere ed Esistenza. Particolarmente importate è il concetto di esistenza come progettualità del divenire umano. La progettualità è solo umana, non la hanno gli animali, le piante, tutta la natura in generale. Il trauma può cancellare totalmente o parzialmente la progettualità del divenire. Consciamente od inconsciamente ognuno di noi ha sempre un progetto a breve o lungo termine. Ogni trauma può generare l’angoscia. L’umanità vive intrisa nei due concetti di spazio e tempo nei quali deve cogliere l’attimo. La persona colpita dal trauma rimane orfana della progettualità, del suo futuro e può entrare in un vicolo cieco. Contro il trauma non esiste una soluzione miracolosa o un farmaco efficace. Certamente le terapie psicologiche, psichiatriche e mediche non sono da escludere ma una soluzione può essere l’empatia, la comprensione degli altri verso chi è stato vittima del trauma. Parole molto chiarificatrici sono quelle in merito ai “neuroni specchio”, agli istinti e alle pulsioni. Elementi che chiariscono la grande diversità tra l’uomo e l’animale. Il primo è dominato più dalle pulsioni, il secondo dagli istinti di sopravvivenza (fame, sete, sonno, sesso per la riproduzione della specie, difesa).

Un aiuto al trauma potrebbe giungere dall’atarassia epicurea (ricerca del vero bene e non timore della morte). Altro potrebbe trovarsi nella figura di Ulisse, colui che sempre si rialza di fronte alle tragedie ed ai drammi.

Sintetizzando al massimo: l’umanità, intesa anche come fisicità, si sviluppa nei concetti di spazio, tempo, corpo e progettualità. Ed ancora: “quella domanda che chiede il senso dell’esistenza è una domanda con una risposta in continuo divenire e trasformazione, dipende da ognuno in modi diversi”.

Il testo approfondisce il trauma a livello psicologico, psichiatrico e filosofico, uno scritto da leggere con attenzione, riflettendo su ciò che può essere sempre in agguato per tutti. L’autore è riuscito ottimamente a rendere fruibile il libro ed a semplificare concetti molto complessi.

di Giuseppe Bodi
Fonte: giano.news