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Istvan Hollos
I MIEI ADDII ALLA CASA GIALLA
Opera molto insolita
del dottor Telemaco Pfeiflein
PREZZO:
10,33
PREZZO SCONTATO:
9,00
PAGINE:
138
FORMATO:
15,5x21
ISBN:
9788886801553
ANNO:
2000
DISPONIBILITÀ:
Si
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Hollòs narra, in modo semplice e toccante la sua incredibile vita professionale all'interno del più grande manicomio ungherese - la Casa Gialla. Lirico ed epico, ma anche mesto e struggente, il libro è un crocevia tra romanzo e saggio, tra diario e proposta teorica. Un gioiello, un crescendo di emozioni, riflessioni improvvise e squarci intuitivi. Lo si legge d'un fiato e si ha subito il desiderio di rileggerlo. Il più antico e certamente più passionale resoconto di un approccio psichiatrico psicoanalitico applicato all'interno di un contesto istituzionale. Antipsichiatria, psichiatria del territorio, approccio alle famiglie, estrema attenzione agli inconsci significati dei trattamenti istituzionali: questo e altro Hollòs anticipa. Anticipandolo in forma talmente frammentaria perché coinvolta, e talmente coinvolta perché spontanea e ingenua, da rimanere asistematica ma anche insuperata.
Istvan Hollos
, nasce a Budapest nel 1872 da una famiglia ebrea. Compie gli studi di medicina nella città natale e svolge l'attività professionale presso vari ospedali psichiatrici. Viene nominato direttore del più grande manicomio ungherese, a Lipömetzó, nei pressi della capitale, detto Casa Gialla. Grande amico di Ferenczi, il quale lo introduce alla psicoanalisi. Vicepresidente della Società Psicoanalitica Ungherese, autore di scritti sulla malattia mentale e sulla psicoanalisi, traduttore in lingua ungherese di alcune opere di Freud, pioniere del trattamento psicoanalitico degli stati psicotici. Travolto dall'antisemitismo, viene licenziato nel 1925 e nel 1927 pubblica il romanzo-saggio I miei addii alla Casa Gialla. Si dedica alla pratica psicoanalitica privata, spesso in maniera semiclandestina. È didatta formatore di giovani analisti. Sopravvive miracolosamente agli anni del nazismo. Negli anni Cinquanta, a causa dei suoi stati confusionali e delle idee di persecuzione viene internato - su sua richiesta - nella Casa Gialla, dove collabora alla cura dei malati e dove muore nel 1957.
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